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Storia e Sede

Pozzallo: Nata sul mare, custode di storia, cuore del Mediterraneo. Benvenuti nella città dove l'orizzonte non finisce mai.

Le Origini (1969)

La Biblioteca comunale è stata istituita con deliberazione di Giunta municipale n. 138 del 27 marzo 1969, adottata dal Sindaco Amore Antonino e dagli Assessori Giardina Antonino, Galfo Vincenzo, Assenza Vincenzo e Giunta Enrichetta. La predetta deliberazione è stata successivamente ratificata dal Consiglio comunale, con atto n. 112 nella seduta del 7 giugno 1969, dai seguenti 18 consiglieri comunali presenti (su 30) che hanno votato favorevolmente all’unanimità: Amore Antonino, Sulsenti Salvatore, Modica Corrado, Rogasi Salvatore, Salonia Carmelo, Giardina Antonino, Giunta Enrichetta, Susino Natalizio, Vindigni Francesco, Galfo Vincenzo, Sangiorgio Francesco, Zocco Pisana Giuseppe, Giunta Antonino, Ricca Michele, Livia Antonino, Cristina Giovanni, Assenza Vincenzo, Salvino Giovanni.

  • Con successiva deliberazione n. 621 del 20 novembre 1970, adottata dal Sindaco Ferruccio Giardina e dagli Assessori Sulsenti Salvatore, Galfo Vincenzo, Vindigni Francesco e Susino Natalizio, la Giunta comunale ha concretizzato la precedente istituzione del 1969, individuando i locali da destinare a sede della biblioteca ed attribuendo, a titolo onorifico, la qualifica di Direttore al consigliere comunale prof. Sigona Attilio e quella di aiuto bibliotecario alla sig.na Ruggieri Nunzia, impiegata di concetto.

    La ratifica della precitata deliberazione da parte del Consiglio comunale è avvenuta nella seduta del 30 ottobre 1972, con atto n. 38, con 13 voti favorevoli, 10 contrari, 2 schede bianche.

  • Il regolamento che disciplina l’attività della Biblioteca è stato approvato, sotto la spinta dell'allora direttore Attlio Sigona, con deliberazione di Giunta municipale n. 576 del 30 agosto 1971, adottata dal Sindaco Sulsenti Salvatore e dagli Assessori Giardina Antonino, Galfo Vincenzo e Vindigni Francesco. La ratifica del Consiglio comunale è avvenuta con atto n. 39 nella seduta del 30 ottobre 1972, con 16 voti favorevoli e 1 contrario.

     

    Di recente, su proposta promossa dall’Amministrazione del sindaco Giuseppe Sulsenti con deliberazione di Giunta comunale n. 207 del 28 ottobre 2011, il Consiglio Comunale con deliberazione consiliare n. 72 del 28 dicembre 2011 ha approvato il nuovo regolamento della Biblioteca, che ha recepito la sopravvenuta normativa nonché le prassi instauratesi nel tempo su richiesta dell’utenza e quelle introdotte dalle nuove tecnologie o dalle opportunità dirette al miglioramento del Servizio,

  • La Biblioteca è stata solennemente inaugurata il 4 novembre 1973 nella sede ripristinata dell'ex Mercato di Piazza Cesare Battisti, alla presenza delle massime autorità cittadine tra cui il Sindaco dell'epoca Vincenzo Galfo, l'on. Natalino Amodeo, l'Arciprete Emanuele Giannone, che fece omaggio di una Bibbia. Il taglio del nastro fu affidato alla moglie del Sindaco Galfo, insegnante Maria Ombrellino.

     

    Il primo trasferimento in una sede più degna, ossia nei locali di Palazzo Giunta-Musso, si registra negli anni 80. In tale sede rimase fino al 3 ottobre 2009, quando è stata inaugurata la nuova prestigiosa sede di Villa Tedeschi, alla presenza degli eredi del Marchese Tedeschi e con un importante successo di presenza.

  • Il patrimonio librario consta, ad oggi e oltre i 27.000 volumi, fra i quali alcuni di particolare pregio.

     

    La Biblioteca aderisce al Sistema Bibliotecario Provinciale, curato dal Servizio Bibliografico della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Ragusa e parte integrante del Sistema Bibliotecario Regionale (promosso dall'Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali) e di quello Nazionale (promosso dal Ministero dei Bani Culturali ed Ambientali).

     

    Nell'ambito di tale progetto è in fase di completamento l'informatizzazione del catalogo librario, presente in rete all'indirizzo www.sba.rg.it assieme a quello delle altre biblioteche provinciali.

  • La Biblioteca comunale ha assunto oggi un nuovo importante ruolo sia istituzionale, sostenendo ed incentivando le iniziative da essa proposte nella promozione culturale e della lettura fra i cittadini, sia organizzativo di eventi, favorendo la realizzazione delle tante proposte culturali che riscuotono interesse ed apprezzamento. In entrambi gli ambiti, particolare riguardo è riservato ai più piccoli ed ai giovani, per i quali vengono realizzate specifiche iniziative, grazie anche alla preziosa ed insostituibile collaborazione delle istituti scolastici.

     

    Tutto ciò ha consentito di registrare il rilascio di oltre mille tessere ad altrettanti utenti e un considerevole aumento dei lettori e dei frequentatori che ne hanno utilizzato i servizi offerti.

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Villa Tedeschi

Per il canone di 6 onze annue di diritti di proprietà e dominio, il Conte di Modica Lodovico Enriquez Caprera concesse, il 10 aprile 1565 con atto del notaio Gian Simone Di Giacomo, “le terre vocate dello Scaro seu Puzzallo, aut Centobucari, confinanti con trazzera di Sancte Marie Fucalli, vignalibus di Comitini, via pubblica che va ad Turrim Puzzalli, Litore Maris ed altri confini” a Don Vito Cultrera Restivo, che nel 1602 le vendette a sua volta alla famiglia Bonanno. Il 20 novembre 1641 Giambattista Bonanno dotò del fondo Scaro lo sposo della sorella Lucia, Antonio Salemi, il quale il 15 giugno 1687 lo donò al figlio primogenito, Barone Biagio Salemi. Quest’ultimo il 16 novembre 1701 diede in dote il fondo “alla figlia Donna Francesca in circostanza di darla a marito al Barone Francesco Cuella di Spaccaforno”. Il 28 ottobre 1717 il Barone Francesco Cuella permutò il territorio dello Scaro con la Baronessa Anna Lorefice, da cui ebbe una tenuta in Modica.

  • Nel 1779 il feudo pervenne a Don Romualdo Mattia Lorefice Platamone, discendente ed erede della Baronessa Anna Lorefice, VII Barone di Mortilla e I Marchese dello Scaro, titolo quest’ultimo ricevuto il 28 marzo 1815 per i servizi resi alla Corona dalla sua casa commerciale nel Feudo dello Scaro.

     

    Fu arrendatore del Macino di Pozzallo ed ottenne, nel 1811, il decreto di edificazione della città di Pozzallo. Col dispiegarsi delle fortune del Lorefice, si moltiplicarono di pari passo i benefatti nel feudo. Ai lavori dei muratori impegnati nelle case, nei palmenti e nei magazzini, seguirono quelli dei falegnami e dei contadini.

     

    Vennero cambiati i finestroni, costruite porte, mobili, armadi per la segreteria, per le alcove e per i guardaroba. Si “smacciò per impiantar vigne” e si fecero vanelle “carreggiate

  • Nel 1829, alla morte del Marchese, il titolo ed il feudo pervennero, come da testamento del 2 febbraio 1829 al nipote Giuseppe Polara Lorefice. Quest’ultimo con atto di donazione del 29 marzo 1840 passò titolo e feudo, con la Villa in parte completata, al figlio Don Giorgio Polara Lorefice, sposo di Domenica Tedeschi. In una dichiaratoria del 5 giugno 1852, così sottoscrissero Giorgio Polara Lorefice e Domenica Tedeschi: “Nel 1852 i benefatti ed i confini erano i seguenti: Casina a più corpi incompleta di fabbrica e di mobilia, con magazzini, cavallerizzo, pagliarolo, case di palmenti, case di massaria, tegolara con pozzi nella contrada Bue Marino, confinante con terre degli eredi di Don Saverio Nicastro, via pubblica, Pantanelli di Pietre Nere, terre di Vaccaro, acqua di mare e altri confini.

     

    Giorgio Lorefice fece le seguenti migliorie: nella casina fece costruire le volte tutte del piano superiore principale. Più intieri i piccoli quartini del secondo piano dei quali prima della donazione non esistevano che le sole basi delle gradinate. Inoltre l‘intero quarto superiore continente Cucina, Camera da mangiare, passetto di comunicazione della camera da mangiare, e tutti i riposti e ripostini annessi al cennato quarto, nonché la scala privata che serve per portarsi nella cucina le persone di servizio.

     

    Più tutto l’intonaco, gli stucchi e le pitture di ogni sorta ne’ piani superiori. Più la pittura di quarti e le officine basse. Più la Chiesetta piccola, e lo incominciamento della Chiesa grande. La rimessa più un’altra stalla contigua alla rimessa con sua pagliera e camerino per comodo del cocchiere.

    Due camere inferiori per uso della servitù.

     

    Altra stalla grande con sua pagliera contigua a dette camere, ed una casa di frasche contigua alla detta stalla, ed all’entrata della scala che conduce alla cucina. La casa di mandra e case di abitazione per gli uomini addetti alla coltura. Due porticali che immettono nella strada di Spaccaforno.

     

    Nell’ex feudo il suddetto signor Don Giorgio ha fatto costruire di nuova pianta tutti i muri tanto esterni, che quelli di tutte le divisioni interne che esistono nell’ex feudo… quali migliorie le parti dichiarono di averle verificate.”.

  • Domenica Tedeschi, durante l’epopea garibaldina, abbandonò il marito per il patriota Francesco Giardina, al quale successivamente diede un figlio, morendo però di parto. Il Marchese Giorgio Polara, rimasto solo, diede incarico che gli fosse trovata la più bella ragazza di Pozzallo.

     

    Caso volle che questa fosse certa Agata Galazzo, figlia quattordicenne di una numerosa famiglia di marinai, la quale benché fidanzata con un giovane dello stesso ceto, tal Ferdinando, davanti alla prospettiva di prendere il posto della fuggitiva marchesa non esitò a recarsi a palazzo.

     

    Da tale vicenda trae origine il detto, ancora oggi in uso a Pozzallo, "Firdinannu, Firdinannu cu ti resi stu malannu ... t'arruspigghiasti 'na matina e nun truvasti l'Agatina!".

     

    Nel 1850, la Galazzo diede una figlia al Marchese, Concetta, nata illegittima e legittimata solo nel 1860 quando, per la morte della moglie Tedeschi, il Marchese Giorgio poté sposare la Galazzo.

  • La Villa era ormai in pieno splendore e Concetta Polara, la Marchesina, giunta in età da marito e avuti in dote il titolo di Marchesa, le terre e la Villa dello Scaro, andò sposa a Michele Rizzone Tedeschi, rampante politico modicano, che per volontà del nonno materno Corrado Tedeschi aveva anteposto il cognome Tedeschi a quello paterno Rizzone.

     

    Il Senatore Michele Tedeschi abbellì ulteriormente la Villa, ove dimorò (il 28 ottobre 1960 gli fu conferita la cittadinanza onoraria a Pozzallo); fu eletto deputato al parlamento italiano nel 20 novembre 1870 e riconfermato tre volte. Si spense serenamente il 14 luglio 1898 nella Villa dello Scaro.

     

    Dal Barone Romualdo Mattia Lorefice Platamone al Senatore Michele Tedeschi, nella residenza dello Scaro di Pozzallo passò pertanto l’epopea del potere nella Contea di Modica. Con atto di donazione del 18 agosto 1897, i coniugi Tedeschi donarono al minore figlio Corrado Tedeschi il fondo dello Scaro con casa signorile, giardini, palmento, strettoio, case coloniche, tegolara, magazzini ed annessi.

  • Corrado Tedeschi sposò, l’8 gennaio 1898, la bellissima Rosalia Nocera Aliotta, dalla quale ebbe quattro figli: Mimy, Linda, Nino e Bebe. Il salotto modicano della Marchesa fu allora uno dei più frequentati, i suoi ricevimenti furono considerati tra i più splendidi e amabili le sue conversazioni; era infatti una donna colta - si interessava di arte, letteratura, musica, teatro e sport - e fu donna virtuosa e caritatevole, che fece sempre ammirevole uso della propria ricchezza aiutando, in particolare durante la prima guerra mondiale, le famiglie dei militari, i mutilati, le vedove, gli orfani di guerra, i bambini degli asili e i bisognosi in genere.

     

    L’improvvisa morte del padre, nel luglio dello stesso anno, mise Corrado di colpo di fronte alle nuove responsabilità di gestione dei beni ereditati, che affrontò con buonsenso grazie anche all’aiuto degli amministratori contabili che da anni frequentavano la Villa e curavano gli interessi della famiglia e del fondo, fra cui Gaetano La Pira, padre di Giorgio La Pira.

    Rimasto vedovo il 30 aprile 1922, si dedicò alla vita politica locale, favorito anche dal cognome di prestigio, al quale il padre aveva dato grande notorietà. Con le nuove norme fasciste, il Prefetto decise di avvalersi della facoltà di nominare un Commissario Prefettizio al posto del Sindaco decaduto: la scelta cadde proprio sul Marchese Corrado Tedeschi, che accettò volentieri, divenendo così il primo Podestà di Pozzallo nominato dopo l’avvento del regime, figura che riuniva in sé anche le funzioni della Giunta, del Consiglio e di Ufficiale di Governo.

     

    La “nuova” Pozzallo deve molto alla sua azione politica: avviò i lavori per l’ampliamento del Cimitero, quelli dell’acquedotto legati alla sorgente Favara e del rafforzamento del pontile di pietra, per favorire l’attracco ai piccoli velieri e alle barche dei pescatori. Iniziò i lavori per la costruzione della piazza grande, oggi Delle Rimembranze, mattonata, con ai margini 46 palme corrispondenti al numero dei militari pozzallesi morti in guerra, con al centro il bronzeo Monumento ai Caduti, realizzato nel 1928 dallo scultore romano Benedetto D’Amore.

     

    All’ingegnere Giovanni Raimondi, progettista della Cappella Gentilizia della Villa, il Podestà Tedeschi affidò invece i progetti per il nuovo Municipio, quelli della piazzetta antistante e della Villa Comunale, ornata da un’artistica inferriata, oggi sostituita. I lavori, eseguiti da maestranze locali, furono ultimati tra la fine anni Venti e i primi anni Trenta, abbellendo ulteriormente il nostro centro storico con tale complesso architettonico.

  • Negli anni Trenta, quando il timone del Comune era già passato ad altri Podestà, il marchese Tedeschi continuò a seguire nel tempo le vicende cittadine, facendo parte dei vari Comitati sorti per dare maggiore visibilità al “paese dei bagni”.

     

    Trascorsi gli anni della Seconda Guerra Mondiale, le elezioni amministrative portarono, nel 1952, il dottor Antonino Giunta alla carica di Sindaco di Pozzallo: il Marchese Corrado Tedeschi ne fu Assessore fino al 1956, anno che, per motivi di salute, segnò il ritiro dalla scena politica cittadina. Peraltro, agli acciacchi si era aggiunta una riduzione delle sue sostanze e per necessità dovette vendere buona parte dei feudi ereditati.

     

    Provò in tale occasione l’amarezza di constatare l’allontanamento di persone che erano state da lui gratificate, ricambiandolo poi, nella cattiva sorte, col silenzio e l’ingratitudine. Nel 1955 abbandonò la Villa dello Scaro, ormai troppo grande per una sola persona in difficoltà economiche e troppo lontana dal centro storico per gli acciacchi dell’età, e si trasferì in una casa molto più modesta, in piazza Mercato, più vicina al centro.

     

    Dopo alcuni giorni di malattia, il Marchese Corrado Tedeschi si spense il 27 dicembre 1957, all’età di 80 anni. La Cappella gentilizia della Villa dello Scaro, che dopo di lui, per tutti “u Marchisi”, fu identificata come la “Villa Tedeschi”, ne accolse le spoglie accanto a quelle degli avi. La Villa fu acquistata nel 1979 dal Comune e oggi, dopo un recente restauro, è sede della Biblioteca Comunale e della annessa Galleria Museale, nonché vitale centro culturale.

L'omaggio al Marchese

Il progetto di omaggiare il Marchese Corrado Tedeschi si traduce in un’iniziativa artistica di grande valore simbolico: la realizzazione di una statua bronzea a figura intera.

L'opera, concepita in scala naturale, non nasce come un freddo monumento commemorativo, ma come un invito a un "incontro" ideale con l'uomo che ha plasmato Pozzallo.

Collocata all'interno di Villa Tedeschi, lo scenario a lui più caro, la scultura permetterà ai visitatori di percepire la vicinanza e la lungimiranza di questa figura storica.

L’ambizioso compito è affidato allo scultore pozzallese Carmelo Lorefice, un artista dalla solida formazione accademica tra Siracusa, l’Accademia di Brera a Milano e Palermo. Il suo linguaggio plastico è il risultato di un profondo studio dei grandi maestri: dalle velature di Medardo Rosso alle linee morbide di Francesco Somaini, fino alla potenza plastica di Auguste Rodin.

 

Lorefice, già noto per la sua sensibilità verso la memoria civica, utilizzerà la sua maestria nella lavorazione del bronzo per catturare non solo l'aspetto fisico, ma il carattere stesso del Marchese.

 

La statua diventerà così il punto focale della Villa — oggi sede della Biblioteca Comunale — trasformando il ricordo storico in una presenza scultorea accessibile, capace di raccontare alle nuove generazioni l'affetto e l'impegno di Tedeschi per la sua città.

SCULTURA MARCHESE.avif
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